Saturday, December 16, 2006

Incidente il sette di agosto

Incidente il sette di agosto

Sono seduto nella mia auto fumando e leggendo un libro.
E' l'inizio di un pomeriggio che va rannuvolandosi e minaccia pioggia. Più tardi difatti l'acqua cadrà dal cielo per diverse ore.
Tra poco andrò a lavorare e ne approfitto per rilassarmi un po' e per combattere il senso di spossatezza che deriva dal forte caldo e dal pigro risveglio in tarda mattina.
Davanti a me, dall'altro lato della strada, una pattuglia dei carabinieri sta multando un'auto. Sulla strada infatti c'è un incrocio a rotatoria e molto spesso gli automobilisti vi commettono infrazioni, per dolo o semplice frutto di distrazione e incompetenza.
L'uomo della macchina è nervoso, i carabinieri soffrono il caldo. Uno dei due esce dalla macchina con i documenti in mano e tirando le ultime boccate da una sigaretta, l'altro gira attorno alla macchina dell'uomo con una cartellina in mano.
L'uomo sembra rilassarsi dopo l'immaginabile nervosismo di ritrovarsi in contravvenzione.
Tenendo basse le mani arrotolo una sigaretta del mio tabacco preferito. Non è infrequente che si venga scambiati per dei fumatori di hascisc o marijuana e il fatto che i tutori dell'ordine potrebbero pensare che io cerchi di farlo impunemente al loro cospetto mi offenderebbe più dell'eventuale e possibile controllo. Controllo che si rivelerebbe infruttuoso perchè pur essendo un consumatore moderato di hascisc e marijuana ne uso nella comodità domestica e nelle ore di riposo serali.
Apprezzo di più "A sangue freddo" di Truman Capote fumando il tabacco che si potrebbe gustare sotto le fronde ombrose di un grosso albero, in un giardino in pieno middle west strappato con fatica all'aridità. Allo stesso tempo il profumo acre che impregna i miei abiti e la tappezzeria dell'auto potrebbe farmi pensare a piccole stanze di motel dove si attende o dove si torna, ad officine di stazioni di servizio di provincia dove la vita scorre senza alcuna interruzione brusca e il lavoro, se ci fosse, sarebbe un piacevole diversivo ed un ottima scusa per mettere un tetto tra se stessi e l'azzurro infinito e lattiginoso del cielo.
L'uomo multato è tranquillo anche se non ne ha l'aspetto. Sembrerebbe uno di quei falsi pragmatisti convinti che la legge dovrebbe chiudere un occhio con chi lavora e produce come loro. Non è improbabile che abbia pensato ingiusto che lui subisca una multa mentre qualche immigrato si trova in questi giorni graziato dall'indulto deciso dal governo e quindi degnato di una immeritata, secondo lui, libertà.
Mentre elaboro queste considerazioni e ancora non cade la pioggia delle ore successive, alle mie spalle si sente uno schiocco molto forte ed uno stridio di metalli.
Distolgo gli occhi dalla vettura e mi volto per osservare l'incidente stradale che è chiaramente avvenuto a pochi metri dalla rotatoria, sulla strada che porta nella zona industrale che vi accompagnia fuori Viterbo, parallelamente alla strada Cassia nord.
Un furgone aziendale ricoperto da adesivi della ditta di appartenenza è stato colpito da una berlina sportiva simile a quella dell'uomo fermato, che nel frattempo sta ripartendo. I due carabinieri osservano il punto di provenienza del rumore e si guardano con aria seccata.
Ancora non hanno sentito le grida dei due autisti e quindi la decisione di interveire va presa esclusivamente sulla base del proprio senso del dovere o sulla possibilità di ricevere nota di biasimo dalla centrale in caso si scopra il sinistro a poca distanza da loro.
Nel frattempo osservo la scena: nessuno dei due automobilisti ha ricevuto danni fisici ed anche quelli materiali sembrano minimi. Tuttavia la situazione si scalda.
L'autista del furgone è un tipo alto, vestito in maniera decisamente informale e coi capelli lunghi parzialmente coperti da una bandana. E' lui ad urlare molto forte, sembra in reazione ad una battuta dell'autista colpevole della collisione.
Questi è di piccola statura, calvo sembra sotto il fazzoletto che gli copre la testa, di abbigliamento giovanile e disinvolto, seppur abbastanza di buona qualità. Viene quasi spintonato dall'altro e sembra che cerchi di discolparsi.
A questo punto si odono chiaramente le parole dell'autista più agitato:
"perchè noi italiani ve facciamo un culo così" ed altre affermazioni simili. Guardo le targhe delle vetture: entrambe italiane.
Non ho modo di sapre in che lingua o accento si stia esprimendo l'altro quindi posso solo formulare ipotesi.
La prima è più convenzionale e plausibile e vuole l'autista colpevole essere straniero e rivolgersi all'altro non nascondendo questo fatto. E' probabile in questo caso che egli abbia ammesso la propria colpevolezza e disponibilità alla risoluzione nei confronti dell'altro, a questo punto di chiara provenienza italiana ed evidente nazionalismo esagitato. E' proprio questo fattore che potrebbe aver spinto il Colpevole ad esprimersi con un invito alla calma ed alla rinuncia a quella passionalità che di solito si associa agli abitanti della penisola italica.
Non è da escludere che possa essersi espresso con una vena di sarcasmo abbastanza evidente da essere recipita dall'orgoglio patrio dell'altro causandone lo sdegno.
La seconda ipotesi è invece un pochino più romantica ma decisamente improbabile.
L'autista tende a sdrammatizzare la gravità della situazione sottolineando che si tratta solo di danni materiali che non pregiudicano il funzionamento delle vetture e che le rispettive assicurazioni si occuperanno di tutto. L'altro evidentemente non è d'accordo sulla semplicità di queste risoluzioni. E' possibile che lo aspetti un ammonimento da parte dell'azienda proprietaria del mezzo senza riuscire a spiegare le sue ragioni. Magari anche per il fatto che si è già trovato in questioni simili ed un secondo accadimento potrebbe far nascere dei sospetti sulla sua abilità di guida e sulla sua effettiva utlilità all'azienda.
L'abilità nella guida è un altro tasto delicato per l'orgoglio di un italiano e quindi non appena il robusto patriota si è sentito rifilare una battuta sottile sulla sua agitazione non ha resistito ed ha esternato tutta la sua aggressività verbale, portandosi sul punto di praticarne anche di fisica.
Con molta probailità non sopporta certo di sentirsi offendere nel proprio orgoglio nazionale mentre oltretutto sta svolgendo l'onesto lavoro che gli permette di mantenersi e, forse, di progettare un futuro.
La terza ipotesi che timidamente fa capolino proprio in questo istante è chè il Nazionalista stia facendo tutto da solo e stia accusando il disinteressato oppositore di debolezza, scarso patriottismo, comunismo. Comunqe vi chiederei di ignorarla per non iniziare un discorso troppo lungo e basato su illazioni.

Quale delle ipotesi sia vera non ci è dato saperlo, anche se è la prima a sembrare più attendibile. Osservo la reazione dei Carabinieri che montano in macchina e, accorti delle urla, partono. La direzione che prendono non è però quella della nascente colluttazione ma quella opposta. Solo dopo diversi minuti li vedo tornare: hanno effettuato una manovra molto ampia girando nel parcheggio dell'ipermercato dove tra poco starò lavorando e scrivendo queste righe. Gli agenti si recano nel punto dove le vetture sono ancora ferme ed interrompono l'intensità dell'alterco. Si scorge anche una vettura della polizia municipale giungere sul luogo dello scontro. Spengo la mia sigaretta e mi preparo ad entrare in ufficio.
Le nuvole nel frattempo raggiungono la massima densità e le prime gocce si abbattono sull'asfalto chiaro ed impolverato.