Wednesday, December 27, 2006

natale

Sera della Vigilia di natale 2006.

Presenti:

Il sottoscritto

Socio n1
Socio n2
Professor Socio n3
rapida apparizione di Socio Innominato


Setting:

Appartamento del sottoscritto.

Casino dovuto alla fase di ristrutturazione.


Equipaggiamento:

Diverse bottiglie di spumante brut Muller Thurgau
Vodka russa Stolichnaya (una delle mie preferite)
Moscato di Sicilia “Grecale”
Tramezzi elaborati dal sottoscritto (Salmone e burro danese | tonno, mayonese, cetrioli in salamoia)

Musica:
(tra l'altro)

Brani dall'album “resistenza” degli Yo Yo Mundi
Primo movimento de “l'inverno” dalle quattro stagioni di Vivaldi dirette ed eseguite da Nigel Kennedy
Diversi brani tratti da “A love supreme” di John Coltrane, semplicemente uno dei dischi più belli della storia
“Story” di Linton Kwesi Johnson

altro ancora....

LA serata prende subito na piega strana che non vi starò a narrare. Il tenore alcolico sale implacabile tra gente che, eccheccazzo, beve come fosse l'ultima volta. LE chiacchiere, come da programma, sono solo un condimento per l'attività fondamentale della serata.
Le chiacchiere stanno a zero: è una frase che spesso sento in bocca a persone che definire dappoco è un complimento. Stranamente la condividono nichilisti e falsi pragmatisti, quelle persone convinte di avere da fare, essere occupati, avere cose più importanti o che niente sia abbastanza importante, convinti che una seratella tra amici in fondo non valga un cazzo. Lo condivido tra l'altro: nel senso che anche io se fossi dottore sprecherei il mio tempo a sbevazzare mentre in giro per il mondo c'è gente da salvare, ricucire, curare.

Sto divagando? Fottetevi.

Non vi interessa? neanche a me, per questo scrivo senza leggere.

D'altra parte, saltando di palo in frasca, non vorrete mica rischiare di imparare qualcosa leggendo un libro: oggetto che potrebbe scaldarvi, che so, per otto secondi?
Saltando di palo in frasca, e poi attaccandomi ad una grondaia cadrei miseramente a terra perchè la grondaia non mi reggerebbe mai. Oltretutto un'attività adrenalinica come saltare farebbe si che il mio corpo necessiti sangue ed ossigeno che verrebbero a mancare al mio cervello, già malfunzionante.
Vi chiederete cosa c'entrino queste stronzate con il report dell'evento.
In risposta, anche se lo avete chiesto a voi stessi, potrei precisare anzi approssimare solo un paio di ipotesi (o di tesi?).

1.

Ammesso che qualcuno da queste parti sappia leggere ed ammesso che non sia così
a- impegnato
b- disinteressato
c- demente
d- distratto
e- arrogante
da ignorare questo testo (cosa che vi consiglio, per carità).

2.

in anglo-american c'è una bellissima espressione: You are not supposed to.... che alla fine si traduce in una constatazione di non autorizzazione. Spesso si usa con i ragazzini (ad esempio ad un bambino che frega un dolcetto dal frigo prima di cena viene detto “you are not supposed to have a cake before dinner”) in realtà ha un significato più estremo fin quasi a sconfinare nel metafisico: non è previsto da alcun meccanismo cosmico che tu...essendo quindi l'autorizzazione di un genitore solo parte di questo tutto. Quindi: non è previsto proprio che voi poniate domande chiedendo a voi stessi o a perchè qui non si arrivi ad un “dunque” che voi presumente solo di sapere (e d'altra parte non ho notato nessun sottotitolo “vi assicuro che tratterò i seguenti argomenti...” quindi non sono reo di alcuna frode)

3.

Anche la definizione di stronzate (di cattiverie, insomma, o di cazzate) sembra piuttosto arbitraria e derivata da una vostra eventuale supposizione.

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Buzzati vi avrebbe chiesto di dedicare del tempo ai suoi scritti solo senza niente di meglio da fare. Io non faccio altrettanto ed innescando un meccanismo che potrebbe sembrare di falsa modestia (ma che non lo è) vi invito a non leggere queste righe. Questo dovrebbe scoraggiare la maggiorparte di voi e trattenere solo i poveracci che non hanno nulla di meglio a cui dedicarsi.
Se avete una persona cara a cui fare una carezza preferitelo a questa insulsa lettura.
Se avete un piccolo lavoro domestico o una commissione da sbrigare mi sembra il momento giusto: queste righe vi hanno sottratto tempo a sufficienza.
Se siete intelligenti, creativi, pieni di idee in attesa di pratica cosa aspettate? Non permettete che io mi appropri del vostro tempo in questo modo.
Se poi credete che niente abbia senso, che tutto sia inutile, che tutti ce l'abbiano con voi dedicatevi a coltivare questi sentimenti, anzi a non coltivarli e sfoggiare una coerenza inaspettata (ed imbecille a mio parere, come tutte le forme di coerenza e del suo esatto opposto, essendo semplicemente l'ennesima forma di schematismo).

Mi unisco ai pochi rimasti in una nota di cordoglio per l'inutilità delle nostre esistenze.

2.SI ma Quaja....


I presenti si radunano al covo ad una certa ora (attorno alla mezzanotte credo, o poco prima)Le bottiglie vengono stappate ed i calici riempiti.
-Stiamo festeggiando?- mi interrogo spesso durante la serata che diventerà nottata e poi mattina.
-No- mi rispondo. Stiamo bevendo, così come bevo tutti i giorni.
LA conversazione si addensa fino a raggiungere una consistenza assurda e totale. Ne avvero ancora l'alone in questa stanza, dopo che la massa è stata assorbita dai partecipanti.
Avremmo potuto trascorrere il nostro tempo molto meglio, questo è vero, ma anche molto peggio.
Avremmo potuto andarci a vedere un ripugnante film natalizio (quest'anno c'è anche il fantasy: Vacanze nella terra di mezzo).
Avremmo potuto fare le solite cose inutili: buon cinema, cultura, grande letteratura, poesia e tutti gli altri surrogati del sesso.
Avremmo potuto essere costretti (inutili le obiezioni sulla -presunta- transitività del verbo)
Avremmo potuto divertirci a giocare a vampire-lesbiche-mutanti, impugnando due mitra e vendicandoci delle scelte che non ci sono state date.
Avremmo potuto tuffarci in qualche locale assurdo a ballare, saltare, rifilarci anfibiate sugli zigomi.
Avremmo potuto esportare la nostra democrazia in qualche paese di negri.
Avremmo potuto andare a messa (primo comandamento: i cappelletti in brodo sono buoni)
Avremmo potuto avere cose da fare.

Purtroppo il caso (che altri chiama fato, volontà divina, amorevole mano di Jah, destino eccetera) ci ha riuniti in una casa che ormai è di mia proprietà. Suddetto appartamento è pieno di fantasmi del mio passato e se chiudo gli occhi ancora posso sentire profumi, voci ed emozioni di uno splendido tempo passata non da molto.
Mentre siamo tutti concentrati sull'alcool e sugli altri svaghi della serata il tono della conversazione sale .
Il pensiero va anche e doverosamente agli assenti:

Mao Tze Tung

Cary Grant

Batman (si vocifera di una sua presenza in incognito)

Nyarlatothep (ma il divino messaggero in fondo è ovunque)

La notte santa è ormai passata ed inconsciamente abbiamo tutti rivolto pensieri irrivereni od offensivi a religioni di qualunque tipo. LA contemporaneità si mostra ancora una volta ridicola predicando la giusta convivenza di ogni credenza piuttosto che sottolinearne la ridicola inutilità.
Il culto di gente morta (e quindi di presunto valore), di entità più o meno benevole, di questioni sovrannaturali, metafisiche, spirituali. Più tardi io ed il Professore non potremo fare a meno di confutare con decisione l'esistenza dell'entità comunemente nota come “anima”.
LA cosa ancora più ridicola, nonostante spesso di fronte a rinunce assurde mi piaccia darne ragione al fatto di essere buddista, è il proliferare di nuove religioni anche in europa, nonostante l'inutilità di quelle preesistenti si sia rivelata ormai da tempo.
Per il Santo Natale, che altrove chiamasi San Nicola, la gente è solita radunarsi con le famiglie e scambiarsi doni e pensieri di pace. Il resto dell'anno si finanziano missioni militari come di consueto.
Queste sono chiacchiere scontate, dopotutto. Internet vi ha donato una finestra per andarvi a guardare ogni massacro che c'è in giro per il mondo. No, anzi, solo quelli più spettacolari o obbligatori per il regime della rivolta e ribellione, solo quelli in cui possano intervenire ideologie precotte di opposizione al nulla, dove ogni opinione ed il suo contrario siano abilmente manipolate attraverso ogni canale mediatico, dove creature della notte possano aggirarsi tra cadaveri di cui possano sentirsi “gemelli cosmici” colla sola differenza dei buchi nella schiena, della fame e degli occhi acquosi.
La questione è proprio questa.

3. (intervallo)

Mary si guarda intorno con aria nervosa. Profonde occhiaie solcano il suo volto mulatto; occhi acquosi, falangi ficcate in bocca e tormentate, capelli arruffati, pelle mulatta velata di sudore freddo.
Il finestrino della buick del settanta che l'ha portata in giro fino adesso è rotto e qualche piccolo fiocco di nevischio entra dalla fessura, attraversa la nube di condensa che esce ritmicamente dalla bocca della ragazza e si posa sul sedile del passeggero, accanto ad una borda di plastica laccata bianca piena di piccoli sgarri e bruciature di sigarette.
La radio gracchiante informa che l'ennesima pallosissima reincarnazione di Siddarta Gotama è stata ritrovata dopo un periodo di digiuno e meditazione souncazzodove.
LA marmitta sputa e tossisce mentre il veicolo si ferma davanti ad un motel la cui insegna è spenta.
Vacancy o no vacancy?
Mary si passa una mano sul ventre gonfio e rotondo: indossa abiti troppo leggeri, la maglietta è chiazzata di caffè e di sangue, lo smalto delle unghie è scalfito in più punti, sugli avambracci si notano dei tatuaggi rozzi, al limite dello sfregio; uno dice “J” ma hanno cercato di coprirlo con delle linee malfatte ed ancora non rimarginate e gonfie.
Prende il portafogli -vuoto- e scende dall'auto.
Il posto ha l'aria malmessa. C'è qualche vecchia auto parcheggiata nello spiazzo e i secchi dell'immondizia traboccano, spargendo nei rispettivi dintorni lattine di birra, pacchetti di lucky strike, involti di un take away vietnamita e confezioni di pizza “domino”.
LE tremano le gambe, grosse nubi di condensa si creano fuori dalla sua bocca, la neve le va ugli occhi che si stropiccia con le mani sporche, scostandosi ciocche di capelli riottosi.

“il mio albergo è pieno di cavalieri e dame. Non amo mischiare i nobili con la bassa gente” direbbe
il Consierge.

“Smollati dal cazzo troia, oppure chiamo le guardie. Stasera mi compro carne di prima scelta” dice un uomo con una oscena camicia hawaiana a coprire una canottiera unta e macchiata.
Davanti a lui, dietro una busta di tortillas e qualche latta di birra c'è un cartello con scritto “Salve, io sono Redmond, rivolgetemi a me.”
Red, io ho bisogno di sdraiarmi un paio d'ore, ha visto come sto. Poi se arriva qualcuno me lo mandi su e ti rimedio qualche dollaro. Con la bocca posso ancora lavorare.”
“bella, l'altra settiama mi hai bruciato una notte. Te lo ricordi? quando sei arrivata con quel tipo e tutte quelle bottiglie di birra”
“Ha fottuto pure me quel figlio di puttana”
“Lo so che ha fottuto pure te, puttana”
“si ma non ha pagato” si lamenta, pensa di essere divertente “Red, guarda come sto. Adesso mi dai una stanza, mi sistemo, mi calmo e poi ne riparliamo. Posso pagarti alla vecchia maniera”
“Mary se tutti i clienti mi pagassero a bocchini a quest'ora sarei sulla sedia a rotelle. Vattene affanculo da qualche parte. Comprati una fumata e levati dal cazzo."

L'albergatore le allunga qualche banconota stropicciata, lei le prende.
“Red ho bisogno di un posto dove stare, non di soldi”
“non dirmi stronzate. Levati dal cazzo o chiamo le guardie.”

Porta che sbatte, campanello che tintinna, passi attutiti dalla neve, portiera incastrata che cede, portiera che sbatte, motore che tossisce, motore che vomita, motore che scatarra, sospensioni, gomme, scricchiolio della neve fresca.

Neanche trenta metri. L'auto di ferma sotto il cartello che dice “trentaduesima” .


Il forno aperto emana un debole calore. Mary beve da una tazza un bicchiere di roba rossa spacciata come vino. Ricorda come fosse ieri quando a casa di un cliente le fu offerto in un piccolo calice un bicchiere di vino italiano, roba di classe. Era dolce e profumato. Il tizio le aveva detto che si chiamava “aleatico” e non era uno dei soliti vini conosciuti ed imitati, roba per intenditori. Lei aveva sorriso, ancora aveva i denti a posto, e poi si era inginocchiata davanti al tizio e glielo aveva succhiato: il sapore delizioso del vino l'aveva per un' attimo tenuta lontana dal suo lavoro merdoso.

Torna alla realtà.
Inghiotte il liquido acido e freddo della temperatura dell'ambiente, poi si accende una sigaretta, fuma, tossisce, fuma ancora, il suo ospite torna dall'altra stanza.

“grazie” dice con voce tremante “senti ora non posso pagarti però se ti va...”
Con una mano iniza a slacciargli la cintura dei pantaloni.
“lascia perdere. Senti, stavolta è gratis ma la prossima dovrai tirare fuori qualche soldo perchè qui non è una mensa dei poveri. Questa roba costa.”
“quel bastardo di Red del motel non ha voluto darmi un cazzo. E pensare che mi scopava sulla quella sua brandina merdosa quando in giro trovavo clienti con cui mi sarei potuta pagare una stanza al plaza”
“si, si” annuisce lui “sono tempi duri, che vuoi farci” le carezza la testa mentre lei è ancora seduta e fuma l'ultima boccata dalla sigaretta.
“senti davvero, ti ripago. Grazie per avermi dato un posto dove stare. Se mi fai fare pure una fumata ti ripago, lo giuro.”
“lo so. mi fido.” avvicinandosi attira a se la testa della giovane mulatta. “lo so”.
La fibbia della cintura tintinna mentre lei la slaccia. LA sedia su cui sta scricchiola ad ogni movimento.

Le cifre rosse della sveglia non fendono alcuna oscurità; dalla finestra filtrano le luci della strada: lampeggianti di ambulanze e polizia, il ritmico funzionamento dell'insegna del deli aperto ventiquattr'ore. Ogni tanto si sente un barbone o una puttana biascicare qualcosa, una bottiglia rotta, lo sferragliare dei bidoni dell'immondizia. Il vetro rotto è riparato alla meno peggio da un telo di plastica trasparente: è bucato e l'aria lo fa sventolare leggermente.

23:55:45
fruga nella borsa colle mani che tremano.

23:56:30
estrae oggetti a caso dalla borsa

23:57:00
raschia la gola e sputa. lo fa sempre dopo un lavoretto. per un bel po'.

23:57:15
afferra con le lacrime agli occhi la borsa e la rovescia su letto,

23:58:00
fruga nervosamente tra gli oggetti: profilattici, rossetto, cipria, eye-liner, accendno, sigaretta, biglietto col numero dell'ambulatorio

23:59:00
Manipola per qualche istante loggetto di vetro che ha in mano e se lo porta alla bocca.

23:59:30
sta ancora litigando con la sicura per bambini di quel fottuto accendino. il volto è rigato dalle lacrime. Il ventre inizia a pulsare. Si sente male, scossa, lacerata.

23:59:59
lunga lunga boccata, le pupille si stringono come spilli ed un universo di capillari le colora di rosso l'iride.

Dalla strada l'odiosa musichetta del negozio: “Joy to the world...”

“ora del decesso: mezzanotte circa. Cause: apparente overdose di crack. Blocco cardiaco. Presenta i segni di travaglio avanzato, il letto è invaso di sangue, la posizione è simile a quella di una donna partoriente, la dilatazione è di circa....circa...”
L'uomo prende il registratore e lo spegne; lo infila in tasca, si passa un fazzoleto sulla fronte e sulla bocca: l'odore acre del suo stesso sudore copre per un attimo quello dolce ed escrementizio della morte.

(fine intervallo)

4.

E' stata una serata priva di magia, ovviamente, e tutte le altre cose che non esistono. Sento di poterlo condividere questo pensiero, spero nella mia stessa maniera radicale: non siamo certo persone religiose e non proveniamo da nessuna occasione religiosa mondana che tanto sono tornate di moda ance tra i giovani, un tempo simbolo di innovazione e di iconoclastia ma ormai pecore obbedienti del Consumo e dell'essere “GGIOVANI”. Verrebbe spontaneo pensare che certi pensieri vengano ormai largamente condivisi ma non è così: al massimo è presente una vena di disinteresse neanche troppo convinto ed in cambio di un i-pod o di una macchina nuova si accetta di rimanere ragazzzi sempre più a lungo, vittime pure di una generazione che non contenta della propria giovinezza si appropria anche di quella dei figli.

I senza casa, gli sfavati, gli stronzi si sono ritrovati in casa mia la notte di Natale 2006. Una certa indifferenza a certe questioni invernali li ha portati ad isolarsi ed incontrarsi come farebbero una sera delle tante. Niente di speciale. Nessuna scusa, nessuna chiesa, nessuna voglia di dormire, nessuna speranza che inaspettate cosce si schiudano e forse, chissà, nessuna voglia di preoccuparsene, soprattutto se il prezzo da pagare è quello in evidenza altrove.

Quando metà della squadra crolla sotto i colpi del sonno e dell'alcool restano i soliti irriducibili.

5.

Compagni di sbronze da epoche in cui lo schifo e la diversità non erano sulla bocca di tutti e trasmessi dalle tv videomusicali. Le tibie livide per i comodini urtati nell'uscita dalle nebbie dell'adolescenza, ricordi assurdi, incredibili, persino imbarazzanti di momenti in cui a nessuno fregava un cazzo di cosa il mondo potesse pensare.
Non ci preoccupavamo – non lo facciamo neanche ora- che ci si notasse presenti o assenti, inesperti pretendevamo risposte, cessazioni, abolizioni di cose di cui non sapevamo nulla.
Punks infrangevamo regole che non conoscevamo come i peggiori idioti di questo mondo ma era tutto giustificato. Poi finalmente è arrivata l'età delle domande, della necessità e del gusto di porle, della doverosa curiosità a cui tutti saremmo tenuti chè le risposte che ci danno o che ci diamo saranno sempre insufficienti, false, inutili. Là realtà, la verità, quella radiazione/materia che in fondo non attraversiamo per statistica, l'interrogarsi del perchè e del come, essendo il cosa risultato senza interrogazione, risposta senza domanda, infrazione senza regola, stabilità falsa ed autocompiacente, nichilismo di risultati inservibili.
Lo spazio è così vasto da potersi racchiudere in un solo punto durante queste chiacchiere stimolate in cui il vino continua a scorrere ma inefficace. Il pensiero è velocissimo nell'utilizare tutte le dimensioni che ci occorrono per muoverci in questo ipercubo di interessi comuni, in questo spazio infinitamente suddivisibile in tanti, troppi, piccoli quasi-nulla che nulla non sono checchè ci vogliano far credere.
I tomi della biblioteca di babele ci svelano finalmente il loro segreto, quello dell'universo e del tutto che è un tutto pieno e frenetico, un divenire continuo che è ben lungi da qualunque presunta pace eterna. un divenire che non è ri-divenire, non è caravanserraglio, non è nastro di Moebius, non è cerchio ne tantomeno quadrato, non è spirale, retta, segmento, piano, volume. Punto semmai: di partenza, d'arrivo, di transito, questo (e mai quel “non è questo il punto” che usa chi non sa/vuole ascoltare ma solo vomitare Io a chi di Ii sa di averne così tanto da essere un piccolo cosmo, come tutti alla fine). Punto della situazione, al massimo, checkpoint charlie della berlino divisa che rappresenta in fondo l'assurdità dello schematismo che rifiutiamo, al pari di contaminazioni taoiste che banalizzano un'infinità di variabili aggiungendone solo un paio agli elementi più “occidentali”.

In un attimo (e quindi in infiniti sotto-attimi) siamo ovunque e poi altrove e altrove ancora, mai ubiqui e mai assenti perchè di punti sempre si tratta.

6.Si, ma qual'è il punto?

Non c'è. Essere categorici (in affermazione ed in negazione) è caratteristica che non ci interessa, così come non ci piace essere vaghi (indefiniti semmai, infiniti al limite, estremi, forse).
Il punto, la questione, la verità non sono questi. Le chiacchiere stanno a zero quando il pensiero sta a zero e l'Azione diviene dinamismo futurista e fascista, “etica” del calpestio e del disinteresse che sinceramente non ci possiamo proprio permettere.
Azione, Reazione, Inazione sono esattamente la stessa cosa e sono i tre non-metodi a cui si affida chi è incapace di altro o chi se ne frega o chi disprezza il metodo e la sua ricerca. E' uno schema, un insieme di categorie, un ghetto ideologico di un Sistema che prevede se stesso ed il proprio opposto dove rinchiudere questi schifosi dissidenti, questi negatori di nulla, questi abbattitori di regole solo supposte. Beh, c'è ben altro.
“E pluribus unum”, quasi il ritorno al divino, al tutto, al grande bluff che irretisce chiunque partecipi a questa grande stronzata di cui vorrebbero convincerci.

Vogliono banchettare con la nostra anima.

Peccato per loro che non esista.